...e anche questa volta mi sono lasciata alle spalle la lussureggiante Umbria per una non meno splendida Valle d'Itria. Il mio paese è sempre uguale a se stesso, con i vicoli pieni di ortensie in fiore in cui i turisti si fanno estasiati mille fotografie, con distese interminabili di mattoni antichi, con strade ripidissime e altrettanto ripide discese. Solo le auto cambiano, sono quelle dei vecchi romani che perdurano nel venire in vacanza in quelle zone solitarie e rilassanti, armati di modelli che appartengono ormai alla archeologia automobilistica.
Non so, a tratti era come se mi fossi ritrovata nelle ambientazioni di Delitto in luogo di mare di Fruttero e Lucentini, solo che non c'erano nè il mare nè la pineta della Gualdana.
Ho finalmente finito il libro della Yoshimoto: confesso che all'inizio ho faticato un pò a mandarlo giù, poi pian piano mi sono fatta riprendere dalla sua magia e ho letto tutto in pochissimo tempo.
C'è da dire che indubbiamente non è uno dei suoi romanzi migliori e la trama - con le dovute distinzioni - appare molto simile a quella del precedente. Inoltre le citazioni sull'Italia sembrano messe un pò per caso, quasi come se fossero un atto dovuto poco in armonia col resto della storia anche se ne costituiscono parte fondamentale.
Però i temi a me cari ci sono tutti. L'amicizia, in primo luogo. L'amore per la natura. La possibilità di fare un lavoro che possa piacerci senza ambizioni economiche che non siano quelle di condurre una vita dignitosa. La semplicità. Il profumo del cibo. E potrei andare avanti ancora...
L'effetto è sempre lo stesso: termini l'ultima pagina, chiudi il libro e ti ritrovi con un sorriso ebete stampato sulla faccia. Non ti senti poi così anormale a vivere la tua vita in una certa maniera.
E pensi che se ancora riesce a piacerti leggerla ogni anno tu, in fondo, non sei poi così diversa da quella che eri un tempo....




