martedì 30 dicembre 2008

Thanks God...


Ed anche quest'anno ce l'ho fatta. Manca davvero poco, poi potrò finalmente buttarmi alle spalle un anno pieno di amarezza, di rabbia, di sogni infranti e di delusioni cocenti. Voglio solo ricordare le cose belle e pensare a quello che possiedo, non a quello che mi manca. E in questo la mia famiglia e l'uomo che mi sta accanto occupano un posto tutto speciale.


Come trascorrerete il Capodanno? Io ho già comprato tutto quel che mi serve per creare un menù di tutto rispetto perchè la cena deve essere qualcosa di semplice e spumeggiante al tempo stesso. E dopo, se il tempo sarà clemente, mi piacerebbe andare in piazza Unità con una bottiglia di spumante, per stapparla alla mezzanotte e perdermi in un bacio infinito. Se invece farà freddo...stesso programma, ma con una scenografia un pò diversa.

Caro 2009, mi auguro tu sia come questo bel palazzo di Trieste che si trova nel quartiere del ghetto, semplice ma originale, insolito e colorato, pieno di musica - magari quella del pianoforte del mio vicino e di Giovanni Allevi - e di gioia di vivere.

mercoledì 24 dicembre 2008

Do they know it's Christmas?


Ed anche quest'anno ci immergiamo nel pieno di questo periodo di festeggiamenti. Inutile dire che non mi sento affatto coinvolta dall'atmosfera natalizia - che pure qui a Trieste è molto bella - forse perchè per me Natale è stare in casa con i miei genitori a preparare dolci e a chiacchierare davanti al camino.

Essendo lontana dalla mia famiglia automaticamente il presupposto viene a cadere.

Nel nostro piccolo appartamento ci sono poche decorazioni: una calza molto bella di quelle trasparenti che si attaccano ai vetri delle finestre che ho trovato per terra durante il primo giorno di bora in piazza Unità d'Italia, dei piccoli omini di paglia col cappellino rosso che mi hanno regalato in un negozio e una sorta di collage con immagini natalizie che ho realizzato sulla porta del ripostiglio. Ma manca tutto il resto dell'atmosfera, questo si.



Vorrà dire che quando tornerò a casa festeggerò come si deve, non credo che lassù qualcuno si offenderà.



Intanto stamattina esco per fare gli ultimi acquisti alimentari prima della serrata totale. Sperando di non trovare confusione, perchè il supermercato dove sono solita acquistare è animato da mille vecchiette assassine che si gettano come cavallette su qualsiasi cosa sia minimamente in offerta.



Che dire...vi faccio tantissimi auguri, mi piacerebbe che ognuno di noi finalmente riuscisse a estrarre quel piccolo sogno dal cassetto e a renderlo realtà. Vorrei per me e Simona anche una minima realizzazione sul piano professionale, per Elena un amore bello e sereno, per Alessandra una cascata di riccioli sempre perfetti, per Pandora un'apertura del suo guscio, per Ary un pensiero lieto sempre rivolto al futuro, per Glauco un'invasione dei suoi libri alla Feltrinelli e per Paolo un cinema d'essai tutto suo.

Vi voglio bene ragazzi, grazie di esserci sempre e comunque. Buon Natale.




martedì 23 dicembre 2008

Ci vuole una gran bella faccia tosta...

Facebook continua a far riemergere dagli atavici sepolcri tutta una serie di personaggi che hanno fatto parte della mia vita e che prima di scoprire questo fantastico mezzo non si erano mai minimamente disturbati a sapere cosa fosse stato della mia di vita.
Indecisa se ignorarli del tutto o rispondere a tono ho pensato ad una strategia del tutto nuova per me...avere una gran bella faccia tosta. Così risponderò educatamente ad ogni fesseria che mi verrà scritta in bacheca e mi prodigherò in auguri, baci, abbracci, frizzi e lazzi. Tanto son virtuali, posso pure stringere i denti.

Nel frattempo cerco di godere il mio soggiorno triestino, provando a dimenticare per un attimo le ansie del lavoro che non c'è e la mancanza della mia famiglia.
Ed ascolto il mio vicino del terzo piano esercitarsi al pianoforte...fortuna vuole che sia un patito di jazz e che mi delizi sempre con brani molto belli e ben suonati.
Non si può avere tutto dalla vita ma l'importante è sapersi accontentare.

lunedì 22 dicembre 2008

Parentado e dintorni

Per superare la depressione bisogna aprirsi e parlarne.
Però bisogna anche saper scegliere le persone giuste. Quelle che ti rispondono a suon di "meh...vabbè, che vuoi che sia!" non vanno bene.
Si rischia di diventare maniaci depressivi con istinti omicidi e obiettivi ben mirati.


(Dexter Morgan? no, questa profonda pillola di verità l'ho prodotta io dopo una telefonata...)

venerdì 19 dicembre 2008

Sono fra di noi...

"Supponiamo che la sera della vigilia Babbo Natale voglia portare un giocattolo a tutti i bambini che credono in lui. Sfruttando i diversi fusi orari, avrà 24 ore per recapitare tutti i doni. Ma in ogni caso dovrà visitare un migliaio di case al secondo. Non so di che segno è Babbo Natale, ma se è del Sagittario avrà ottime probabilità di riuscirci. Per tutto il 2009 quelli della tua tribù si muoveranno più velocemente, penseranno più rapidamente e saranno in assoluto i più bravi a fare molte cose allo stesso tempo. Se dovessi farti un dono simbolico, ti regalerei un fulmine."
Il pezzo forte di questo appartamento è l'accendino. E' un normalissimo accendino per fumatori, di quelli a scatto. Nero, di media grandezza, riporta l'effige di un teschio con una foglia di mariuana. La sorpresa avviene quando lo si apre, perchè simultaneamente si accendono delle lucine colorate che illuminano le orbite.
Ma si può sapere chi cavolo ci abitava in questa casa???
PS: ieri ho comprato il calendario disegnato da Vauro per Emergency. E' divertentissimo e fa anche bene. Posso suggerirne l'acquisto?

giovedì 18 dicembre 2008

Shopping


Dopo la mia prima settimana di permanenza a Trieste posso tranquillamente affermare di aver raggiunto una certa familiarità con il centro cittadino e, da brava casalinga, ho individuato quei due o tre negozietti che sono diventati il mio punto di riferimento nella spesa quotidiana. Quello che continua a stupirmi è la estrema gentilezza delle persone e, non essendoci affatto abituata, spesso ho l'impressione che mi stiano prendendo in giro. Invece sono semplicemente educati e sorridenti.

Ed anch'io sono contagiata da quest'atmosfera. Mi sono ritrovata a chiacchierare con signore che non conosco, a sfinirmi in un carosello di grazie-prego-si figuri-arrivederci-auguri, e persino a salutare la statua di Joyce sul ponte che attraversa il Vecchio Canale. Perchè questo non accada anche nel mio paese - la gente del sud dovrebbe essere più calorosa, ma mi sa che spesso è solo un preconcetto - rimane ancora un mistero.

Ho cercato di scandire in maniera abbastanza semplice le mie giornate, soprattutto per non ritrovarmi troppo a lungo in casa. Al mattino mi alzo presto, prendo un caffè al volo con la dolce metà prima che si precipiti giù in strada per raggiungere il suo ufficio, do un'occhiata in rete alla posta e agli ammennicoli vari e poi esco anch'io per il giro rituale della spesa o per gironzolare fra mercatini e negozi vari. Questo almeno fino a quando non troverò un lavoretto...e confesso di non sapere da che parte cominciare.

martedì 16 dicembre 2008

Sconfiggere l'acaro


C'è una domanda che mi piacerebbe rivolgere ai proprietari di appartamenti ammobiliati...ma lei ci vivrebbe nel suo?

Il primo impatto con questa casa non è stato dei migliori. Non so se soffro ancora la sindrome dello studente che nella sua vita universitaria ha dovuto subire mobili nauseabondi e stoviglie unte-appiccicose o se semplicemente sia una questione di età...certo è che appena entrata ho subito l'aggressione dell'acaro da polvere millenaria.

L'appartamento in sè non è male, è una sorta di monolocale abbastanza luminoso con una confortevole cucina e un bel bagno, il tutto ristrutturato di recente. Ma il mobilio è numericamente eccessivo e assolutamente inutile, nonchè scomodo.

Ad esempio non abbiamo un armadio, in compenso sotto le due librerie (doveva essere un ottimista in fatto di lettura il caro proprietario) ci sono due ampi cassettoni dove siamo più o meno riusciti a sistemare tutto.

Il letto è in realtà un divano-letto con doghe di legno e materasso-focaccina...la doga dal mio lato è rotta e crea una sorta di cavità, ma considerando che ho un lato B importante dimensionalmente parlando, riesco ad incastrarmi perfettamente e a dormirci tutto sommato in maniera comoda.

Il tavolo poi è un misterioso prodotto di design che getterei volentieri dalla finestra. Ha la struttura in una sottospecie di alluminio anodizzato, col piano che francamente mi sembra la tapparella di una finestra - ma non lo è, ve lo assicuro - sembre dello stesso materiale. E' abbinato a due fantastiche e orribili sedie in legno...devo ancora decidere se la seduta sia più alta di quelle standard o se sia il tavolo ad essere troppo basso, in ogni caso converrete con me che il risultato non è del tutto confortevole per la schiena in particolare.

Comunque, dopo un paio di giorni di superfici trattate con acqua bollente e detergenti vari ed una bella pulita al pavimento con candeggina profumata, posso dire di aver ricreato il mio ambiente naturale.
Adesso mi resta da risolvere l'intricato problema della stenditura dei panni e dell'uso del microonde...per il resto posso farcela!

lunedì 15 dicembre 2008

Trieste

Trieste ha una scontrosa
grazia. Se piace,
è come un ragazzaccio aspro e vorace,
con gli occhi azzurri e mani troppo grandi
per regalare un fiore;
come un amore
con gelosia.
Umberto Saba ( da Trieste e una donna, 1910-12)

Il lungo viaggio in treno è stato un interminabile momento di riflessioni. Se non avessi temuto di disturbare i miei compagni notturni avrei voluto fissare i miei pensieri in un taccuino per non perderne neanche uno.
Quello ricorrente è stato nei confronti di Simona, che, per una sorta di parallelismo del destino, ha iniziato come me ad intraprendere una nuova vita in qualità di moglie del fortunatissimo (ma anche lei lo è!) Paolo.
In un certo senso quella che è approdata alle nove del mattino nella stazione centrale di Trieste non è la stessa Tzugumi di qualche giorno fa. E' una persona che ha completamente resettato la sua vita e che ha deciso di cominciare tutto da capo, un pò come la promettente studentessa di tanti anni fa in quel di Pescara. E in effetti le affinità con quel periodo felice sono molte, con l'eccezione, importantissima, che allora ero sola mentre qui non lo sono più.
Tutta la mia apatia è sparita d'incanto, ho iniziato da subito a combattere contro le ansie e la paura del mio compagno - perchè quando si fa un salto nel buio come questo l'incertezza riesce a minare anche i caratteri più forti - mi sono rimboccata le maniche ed ho reso più casa, come dice Alessandra, questo piccolo appartamento nel ghetto della città.
Ora siedo al mio tavolo guardando la strada dalle finestre, bevo un caffè, e sorrido al futuro.

PS: si avvisano i gentili lettori e le gentili lettrici che i successivi post saranno più leggeri ed ironici, nel pieno spirito della sottoscritta...basta con la tristezza, voglio finalmente ridere!

martedì 9 dicembre 2008

La ragazza con la valigia


Domani è il gran giorno, la grande fuga, la fine di un brutto periodo ed il principio di tutte le cose.

Non so se riuscirò a portare con me il computer. Non so se riuscirò ad avvicinarmi ad un internet point. Non so se avrò a disposizione una connessione.

Potrei aggiornare col cellulare Facebook, ma francamente ho deciso che i cavoli miei continuerò a scriverli solo qui.

Fino ad allora aspettatemi...

sabato 6 dicembre 2008

Rilassarsi con arte

Ieri sono stata all'inaugurazione di una mostra sul '68 che si è tenuta in una delle gallerie d'arte più all'avanguardia del mio paese. Tre le diverse sezioni per descrivere un momento storico importantissimo: le arti figurative - pittura e scultura; la cinematografia; i libri e la musica.
Leggendo alcuni testi contenuti nelle teche espositive ho realizzato quanto fossero attuali quei concetti e di quando poco, se non niente, sia cambiato da allora.
Mi ha colpito in particolare un brano sul razzismo, in cui si diceva che i mezzi espressivi per combattere questo assurdo fenomeno - chiamiamolo così - saranno sempre sbagliati fin quando il linguaggio parlerà solo ai "bianchi benestanti medioborghesi abitanti delle zone più chic" e non a tutti quelli che abitano nei sobborghi e che sono spesso terreno fertile per il diffondersi degli ideali di odio e intolleranza.
Poi bellissimi testi di Bob Dylan, vignette di Mafalda al grido femminista di "Io sono mia!", sculture dinamiche e fotografie che per la loro poeticità possono essere a pieno titolo considerate come opere d'arte.
A tarda sera mi sono ritrovata a cena con persone che non vedevo da quasi vent'anni. Eravamo tutti attorno ad un tavolo, esattamente nello stesso posto, come se nulla fosse cambiato da allora. Ed io finalmente mi sono sentita in pace con me stessa, a mio agio e per nulla intimorita.
Come se finalmente avessi ripreso a nuotare nelle acque a me più congeniali.

mercoledì 3 dicembre 2008

Una considerazione

Vi ringrazio moltissimo per tutti i commenti che mi avete lasciato. Fra alti e bassi umorali che hanno caratterizzato ahimè questo terribile anno quello che spesso mi è mancato di più è stato il supporto degli amici, o almeno di quelli che ritenevo tali. Quando mi definisco "trasparente" non mi riferisco solo all'ambiente lavorativo - che praticamente frequento pochissimo - quanto piuttosto alla sfera degli "affetti", a quelle persone che dichiarano da anni di essere tue amiche ma che hanno uno strano modo di dimostrarlo.
Spesso mi sono interrogata sul fatto che magari sono io a pretendere troppo, o che peggio richiedo agli altri le stesse cose che farei io al loro posto. Non lo so, ma obiettivamente io non credo di essere così esigente.
Per me essere amici è stare insieme, condividere le piccole cose quotidiane, aiutarsi nei momenti bui, ridere per delle stupidaggini, mandarsi a quel paese....insomma essere sinceri gli uni con gli altri.
Ma quando noto che certi atteggiamenti sono a senso unico...beh allora c'è decisamente qualcosa che non va. E dirmi che certe persone non mi meritano non mi aiuta neanche un pò.
Bene, lasciandoci alle spalle queste note tristi, veniamo ad argomenti decisamente più interessanti.
Il giorno della partenza comincia ad approssimarsi, ma io non ho ancora realizzato cosa mettere in valigia. Come al solito ci penserò un paio di giorni prima, per il momento voglio godermi ogni attimo passato nella mia casa che non vedrò per un bel pò.
Mi sembra tutto molto aleatorio, non so neanche come farò a trovare anche un piccolo lavoro in una città che non conosco affatto. Ma confido nelle mie doti nascoste che spuntano fuori ogni qual volta sono via dal mio nido. Come quando, appena maggiorenne, attraversai l'Olanda in treno armata solo del mio inglese e presi un taxi, il primo della mia vita, per farmi portare a destinazione.